valore economico formazione universitaria (2)

parametric credit

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La piccola poll di ieri sul valore economico della formazione universitaria (link) mette in evidenza quanto poco faccia parte della cultura studentesca italiana l’idea di investire del denaro per la propria educazione. Credo sinceramente che questo possa diventare un problema.

Il sistema universitario italiano, pubblico e democratico (mi pare che il sistema delle tasse universitarie non preveda fee superiori ai 1.00 o forse 2.000 EU/anno per le fasce di reddito maggiori) è purtroppo in una situazione di grande confusione.

Da un lato si richiede agli atenei di affidare meno docenze esterne (i famosi corsi a contratto), dall’altra il numero degli studenti aumenta ogni anno in tendenza inversa al numero di professori strutturati che non vengono rimpiazzati quando vanno in pensione (il famoso blocco del turnover). Questo aggravato dal fatto che, per come sono andati i concorsi universitari negli ultimi 30 anni, oggi la quantità di docenti over 70, che quindi devono andare in pensione nel giro di breve, è molto alta.

Il reclutamento di giovani professori, già per altro praticamente congelato da almeno 3 anni, entra ora in una fase di stallo in attesa di approvazione dei decreti attuativi della nuova legge gelmini appena promulgata, che non si sa quando arriveranno. Ulteriore aggravante è la protesta (secondo me giusta) dei ricercatori che hanno deciso di applicare alla lettere quello che sta scritto sul loro contratto, e cioè fare ricerca e non didattica…

Insomma, i ragazzi che studiano all’università rischiano di trovarsi a frequentare dei corsi iper affollati, o tenuti da docenti esterni la cui capacità di insegnamento non sempre è garantita (per altro si tratta di corsi fondamentalmente illegali perché affidati per la maggior parte a docenti esterni, in netta contrapposizione con le indicazioni di legge). Ci si chiede come potranno i rettori e presidi agire, nei prossimi anni, per garantire un alto livello di insegnamento. Non li invidio proprio.

Un altro aspetto della vicenda è che la formazione costa e anche parecchio a chi la fa. Ci si dedica tanto tempo, tante strutture, tanto personale ed è necessario che sia tenuta da persone in grado di farlo, e che, giustamente, generalmente chiedono di essere pagate per il lavoro svolto. Costo che aumenta, ahimé, con la qualità dei docenti e dei conferenzieri.

Riporto di seguito le fee di alcune scuole di architettura  nel mondo, a titolo puramente informativo:

architectural association( london): un master di 16 mesi vale 25.000 GBP, cioé circa 37,500 EU
(http://www.aaschool.ac.uk/STUDY/ADMISSIONS/fees.php)

IAAC (barcellona): un master di 12 mesi vale 14.250 EU
(http://www.iaac.net/educational-programms/apply-4)

columbia university GSAPP (new york): 21.000 USD al semestre, cioé circa 15.000×2=30.000 EU per 12 mesi (+ un pò di spese varie di assicurazioni, ecc.)
(http://www.arch.columbia.edu/school/admissions/tuition-and-fees)

harvard GSD (boston): 57.632 USD per l’intero anno accademico, cioé circa 41.000 EU
(http://www.gsd.harvard.edu/inside/registrar/tuition.html)

school of architecture @ pratt institute (new york): variabile da 40.000 a 60.000 USD all’anno, secondo il numero di crediti, cioé tra i 28.500 e i 42.800 EU
(http://www.pratt.edu/uploads/2011-2012_Graduate_Cost_of_Attendance.pdf)

sci-arc ( los angeles): 13.925 USD a semestre, cioé circa 10.000 x 2=20.000 EU/anno
(http://www.sciarc.edu/portal/about/tuition/index.html)

Certo non tutti questi corsi sono accessibili a tutti. Le fee sono così alte perché si tratta quasi sempre di istituzioni di diritto privato, che possono mantenersi grazie alle tasse pagate proprio dagli studenti. In cambio però offrono dei programmi di studio generalmente  molto ben strutturati, e spesse volte sono inserite in network anche professionali capaci di offrire una ragionevole possibilità di sbocco lavorativo dopo la fine degli studi.

E’ d’altronde anche vero che c’è qualcuno disposto a dare una mano a chi non ce la fa a pagarsi i costi: il sistema creditizio anglosassone che si pone il compito, direi quasi istituzionale, di creare dei “prodotti creditizi” (tipo prestiti d’onore) dedicati a chi studia. Le garanzie che può offrire uno studente sono ovviamente molto basse, ma il sistema si basa sul fatto che una buona formazione potrà permettere di trovare un lavoro capace di far rientrare il debito (magari!).

Ho fatto una piccola indagine online su http://www.prestitionline.it/ per capire quale può essere la prospettiva creditizia di uno studente italiano. A seguire pubblico qualche schermata per dare un’idea di cosa stiamo parlando. (da notare il tasso da usuraio della proposta di Elastys credit lift che arriva quasi al 14%!! meglio Santander, che comunque offre un prestito dal tasso doppio rispetto a quello dell’acquisto di una qualsiasi automobile…)

Finisco questo post con un doppio augurio:

1. che i nostri politici, rettori e presidi riescano a far di nuovo funzionare il sistema universitario italiano!

2. che i nostri studenti si guardino intorno, e non si spaventino all’idea di fare degli sforzi per trovare del denaro da investire: se fatto in modo intelligente, sicuramente tornerà indietro con i dovuti vantaggi!

In bocca al lupo…
cg

Comments
3 Responses to “valore economico formazione universitaria (2)”
  1. sabina C. says:

    Molto interessante….sebbene in molti casi del tutto implausibile. Attualmente, sto portando avanti “una ricerca” (diciamo così) per capire quanto viene pagato un professionista con 3 anni di esperienza nel campo del design (…).

    Ebbene, sul mercato milanese, la situazione è (guarda un pò!) desolante.

    Le cifre che si discutono stanno a meno di mille euro (lorde, alias sui 500 e qualche nette), e oltretutto noto un preoccupante regresso dei compensi in ballo perché un anno e mezzo fa, trovandomi a fare “la stessa ricerca” (ma in questo caso su persone con due soli anni di esperienza), avevo rilevato cifre oltre il migliaio, di circa 300 euro. restando quindi su salari paranormali come 800 euro lordi, come immaginare di farsi fare un prestito da rimborsare a circa 350 euro mensile potendo contare solo su incassi così miserrimi?

    o forse la domanda a monte é: quanto incide sul salario medio di un giovane designer in Italia, il fatto di avere alle spalle un master, per esempio, alla columbia?

    saluti
    sabina

  2. griffa says:

    @ sabina: la risposta secca alla tua domanda su quanto incida aver speso dei soldi per un master sul salario medio di un giovane designer italiano direi che può essere nel 99% dei casi: NULLA! NON VIENO PAGATO DI + PERCHE’ SEI STATO NELLA SCUOLA FIGA! PERO’…

    ci sono alcune considerazioni da fare:

    che la situazione del lavoro sia drammatica in italia non è certo una novità. politica da bordello, poca propensione all’investimento, quasi nessuna alla ricerca, finanza creativa e meno in crisi nera… sono solo alcuni dei fattori negativi. non sono sufficientemente esterofilo per dire che fuori italia la situazione sia tanto migliore in questo periodo.

    però è anche vero che se fai i conti di quanto guadagni ad esempio a milano rispetto al numero di ore che spendi al lavoro (mi limiterei a dividere per un onesto valore di 40 ore settimanali, da moltiplicare per 4,3 per ottenere ore mensili, i circa 600 mensili che citi) ti rendi conto che il tuo valore economico è di circa 3,5 euro l’ora…

    in altre parole: studiare 5-6 anni ti permette di raggiungere un salario di più o meno la metà di quello che guadagneresti andando a fare le pulizie in giro… è probabilmente molto complicato capire i motivi di questo fenomeno, ed è il lavoro che cercano di fare economisti e politici. vedo difficile che architetti e designers possano trovare soluzioni fattive per l’economia nazionale.

    dal canto mio, mi sono trovato troppe volte a far parte di commissioni di laurea (in architettura) in cui, subito prima del momento della proclamazione dei laureati (MOMENTO UNICO NELLA LORO VITA), la considerazione più macabra e realista che aleggiava nell’aria era: “e adesso chi glielo da a questi il benvenuto nel magico mondo della disoccupazione (o precariato nella migliore delle ipotesi)”… e credo che forse su questo si potrebbe fare qualcosa…

    in particolare, credo che le università italiane (parlo di architettura e dintorni) pecchino di uno scarso rapporto con il mondo professionale. luogo comune, certo! ma non dico questo in termini di formazione (o non solo), mi riferisco piuttosto alla totale assenza di quella pratica di networking che in molte università straniere è la regola e che permette allo studente neo-laureato o neo-masterizzato di non trovarsi nel nulla cosmico, bensì di essere già inserito in una rete di contatti da cui è più probabile che possano venire fuori potenziali sbocchi lavorativi…

    poi, sempre di SCOMMESSE si tratta, il ruolo del culo di trovarsi nel posto giusto a momento giusto non è da sottovalutare, ecc ecc. però è anche vero che ognuno è responsabile del proprio destino e può cercare di muoversi per far si che alcune cose possano più probabilmente succedere.

    e qui è il mio augurio a tutti i neo o prossimi laureati: ragazzi, datevi da fare, consideratevi responsabili del vostro destino di designer o architetti, non lasciatevi vivere, non aspettate che le cose vi piovano in testa, e rinnovo l’appello: non abbiate paura di investire, anche se si tratta di scelte coraggiose!

    (magari però tenetevi pronto un piano B ;-)
    cg

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